11 agosto 2018

Carolina Orlandi

Se tu potessi vedermi ora

“David Rossi non si è suicidato. L’hanno descritto come un pazzo, come un uomo di malaffare. Ma non era così e non voglio che venga ricordato solo come un corpo volato giù da una finestra”

Così Carolina Orlandi riassume i motivi che l’hanno spinta a scrivere il libro “Se tu potessi vedermi ora” (edito da Mondadori) dove racconta e ricostruisce i dettagli della morte del marito della madre, David Rossi, al tempo responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena che, proprio nei giorni in cui scoppiò lo scandalo MPS, morì, apparentemente suicida, precipitando dalla finestra del suo ufficio.

Una storia segnata da inquietanti retroscena e da elementi contradditori.

La scheda del libro:

«Un mese prima, David guardò mia madre negli occhi e le disse: “Avevi ragione. Se scampo questa, lascio tutto e inizio a fare solo quello che mi dici tu”.» Ma la sera del 6 marzo 2013 David Rossi, influente responsabile dell’area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipita dalla finestra del suo ufficio nella storica sede della banca, nel pieno dello scandalo che ne avrebbe segnato il declino. La sua morte viene archiviata come suicidio, anche se fin dall’inizio emergono aspetti inquietanti nella dinamica della caduta e nei suoi retroscena: contraddizioni, dettagli controversi, reticenze, imperdonabili leggerezze. Se tu potessi vedermi ora è un memoir bruciante, scritto nel nome del padre, il gesto necessario di una figlia per dissipare le ombre di una vicenda che, se per molti è soltanto cronaca, per lei è la vita stessa, da quando, sedici anni prima, David vi è entrato come marito di sua madre. Una vita privata e poi, traumaticamente, pubblica, in cui tutte le certezze sono diventate domande. Carolina, oggi venticinquenne, consegna una parte finora invisibile della storia di David Rossi, raccontandolo dall’interno, come padre, marito e uomo: colto, ironico, integro e taciturno, con le sue passioni e i fantasmi che lo circondavano nei giorni prima della fine. E lo fa con gli occhi asciutti di chi è già abituato a lottare e vuole conoscere la verità. I ricordi personali si mescolano alle indagini giudiziarie e l’amaro stupore si trasforma in forza e consapevolezza a mano a mano che inizia a occuparsi della vicenda in prima persona. La disamina di ogni particolare fuori posto (…) si fonde con l’elaborazione impossibile di un lutto e il silenzio di una città intera, Siena, fino ad assumere i drammatici contorni del primo incontro di una giovane ragazza con la crudeltà e l’ingiustizia del mondo. «Una sera, a tavola, ti ho chiesto come mi sarei dovuta muovere, un giorno, se avessi voluto scrivere un libro. E tu, con aria apparentemente disinteressata, mi hai detto: “Intanto per scrivere un libro bisogna aver qualcosa da raccontare”. Quella sera la presi come una mancanza di fiducia nei miei confronti. Oggi io racconto la più dura delle storie. La tua.»

 

📅 Sabato 11 agosto, ⏰ 21.00
📍 Giardino dell’ex Convento delle Oblate, Borgo a Mozzano (LU)

Redazione
4 agosto 2018
 

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