9 settembre 2011 21:00 a 23:30.

Virginio Giovanni Bertini

Nato a Lucca, fin da giovane si impegna nei movimenti studenteschi e nel 1976 diventa sindacalista per la Cgil a Torino.
Dal 1992 ha avuto numerosi incarichi di primo piano per la Cgil provinciale. Inoltre è autore di numerose pubblicazioni e libri ma “Cuore Vuoto” è il suo primo romanzo.
Ad oggi è molto impegnato in attività socio-culturali ed è grande appassionato di calcio e poesia. Usa anche Facebook ma lo fa con la giusta prudenza.

La trama del libro (tratta da alettieditore.it):
È una notte d’Agosto, calda e afosa, l’aria immobile come le stelle infilzate nel cielo. La città “dall’arborato cerchio” riposa al riparo delle sue antiche mura. La luna, pallida e intristita, non può parlare. Lisa, in preda ad una crisi d’ansia, non riesce a dormire. Esce di casa e sale sulla collina. La terribile scoperta di quella notte condiziona il resto della sua esistenza.
L’orrore che ne consegue e le successive indagini per individuare moventi e colpevoli, diventano il tormentato crocevia in cui s’incontrano passato e presente. Tanto raccapricciante quanto misterioso, questo evento, infatti, costringerà Lisa, la protagonista, un’insegnante non più giovane e socialmente impegnata, e la sua cerchia di familiari e amici a interrogarsi sul senso della propria vita e a riassaporare il gusto acre della delusione storica e dello scacco personale. Un bilancio esistenziale doloroso e necessario, condotto in uno scenario di sfaldamento di antiche comunità operaie, che progredirà di pari passo con una faticosa, complicata investigazione criminale, dove si distingue la particolare e complessa figura del commissario Vozzo. In questo tragitto una luce sinistra non potrà che illuminare il ‘cuore vuoto’ della nostra contemporaneità e rivelarne il disastro etico e culturale a cui tutti, nessuno escluso, partecipiamo.
Un noir teso, incalzante, dolente, umanissimo, questo di Virginio Bertini, che lascia poco spazio alla speranza, ma che conferma a pieno l’affermazione di Friedrich Glauser secondo il quale è proprio il racconto poliziesco “il miglior mezzo per diffondere idee ragionevoli”.

 

Redazione
24 agosto 2011